IL CIRCO DORIA
La neve cadeva lentamente sul
quartiere di periferia. I tetti, un tempo rossi, erano diventati
bianchi e dalle grondaie pendevano stalattiti di ghiaccio.
Sophie sgattaiolò furtiva
dalla porta. La strada era diventata soffice e brillante, ai bordi le
piccole villette a schiera sembravano ripetersi all'infinito. Iniziò
a correre.
“Smettetela di litigare!”
ripeteva con insistenza. Corse fino alla fine della strada. Oltre
c'era solo il bosco, nero e intricato. Si voltò indietro verso la
sua casa, poi tornò a guardare davanti, fece un passo indietro
intimorita. Un colpo di vento le rubò il cappello che si spinse
all'interno del bosco.
Lo inseguì cercando di
riprenderlo, quando poté afferrarlo alle sue spalle gli edifici
erano scomparsi, inghiottiti dalla ragnatela di rami secchi. Strinse
tra le mani il berretto rosso, ancora umido. I fiocchi di neve si
facevano spazio tra gli alberi. Si guardò intorno, non sapeva cosa
fare, né quale strada prendere, si mise il cappello in testa. Alzò
gli occhi al cielo cercando la luna, i suoi raggi a stento riuscivano
a filtrare, improvvisamente le sembrò di sentire flebili alcune note
di una melodia, quando abbassò lo sguardo vide che c'era un grande
albero, proprio di fronte a lei. Le sue radici sembravano tuffarsi ed
emergere come cetacei di terra.
Si chiese se quella pianta
fosse appena apparsa perché non ricordava di averla notata prima,
camminò verso l'albero e più si avvicinava e più la musica
cresceva. Trombe, violini e tamburi suonavano gioiosamente.
Timidamente toccò il tronco, il muschio che lo ricopriva per
l'intera metà destra era umido e soffice, un'edera rampicante
avvolgeva a spirale l'intera pianta dalle radici fino ai rami più
alti. La musica non accennava a diminuire, e un coro di voci allegre
ripetevano sempre le stesse strofe. Sophie avvicinò l'orecchio, la
canzone sembrava provenire dall’interno dell’albero.
“La festa è iniziata, la
festa è iniziata,
la carovana si è fermata
la tenda è montata.
Vieni anche tu, vieni con noi,
vieni a giocare se lo vuoi.”
La sua curiosità le fece
dimenticare la paura che aveva provato poco prima, quando aveva
capito di aver perso la strada di casa. Mentre ascoltava la musica
vide luccicare tra l'edera, spostò i rami e scoprì una piccola
maniglia d'argento. Sembrava vecchia, come se non fosse stata toccata
da nessuno per molti anni, al centro vi era una grande “C”
instritta iin una “D” circondata da finissimi decori che
ricordavano le foglie d'acanto. Sophie l'afferrò e lentamente la
girò. Improvvisamente la grande pianta rampicante ritirò le proprie
radici, scoprendo una piccola porta rotonda, che si aprì
scricchiolando e spezzando il muschio che l'aveva ricoperta, alcune
ragnatele caddero a terra senza far rumore. La musica aumentò. Una
luce abbaiante proveniva dall'apertura, pian piano gli occhi della
bambina si abituarono a quel bagliore e finalmente si poté vedere
cosa ci fosse oltre la porta.
Un grande tendone dai colori
un tempo sgargianti era al centro di un piccolo spiazzo. “La musica
proveniva certamente da lì” pensò Sophie che non sapeva se
entrare oppure no. Rimase sull'uscio per alcuni secondi, era così
curiosa e quella musica sembrava così allegra, in più dall'albero
usciva un leggero tepore, che riscaldava la sua pelle come il sole
nel mese di giugno. “Se entro per pochi minuti non accadrà nulla,
in fondo ormai mi sono persa e qui fuori è così freddo...” si
disse prima di entrare.
Il piazzale sterrato dai
colori pastello, si estendeva a vista d’occhio. La bambina continuò
a camminare verso la struttura. L'imponente tendone a grandi righe
gialle e fucsia ormai sbiadite, sembrava una gloria di tempi ormai
lontani, la bandiera dalla doppia coda, in cima al palo centrale, si
muoveva trasportata dal vento, solleticando il cielo. La bambina
entrò nella struttura. Dentro non c'era nessuno, alcune sedie
arrugginite erano state disposte in ordine, al centro un grande
palcoscenico. Si fermò a guardare il grande ambiente, quando sentì
di nuovo la fanfara al di fuori della struttura. Corse fuori, quando
uscì vide in un recinto un elefante con un copricapo rosso, decorato
con perline e lustrini, l'animale alzò la proboscide e piegò la
zampa destra inchinandosi. Un forte barrito risuonò e la musica si
interruppe. Cadde il silenzio, si udiva solo il frusciare vento.
Sophie continuò a camminare, oltre un vecchio caravan in legno,
verniciato di rosso e decorato con motivi di fantasia dorati, vide
una piccolo gazebo, al disotto del quale alcuni tavoli ed alcune
panche formavano la mensa del posto. Lo stomaco della bambina
gorgogliò, lentamente iniziò ad avanzare verso i tavolini, da un
grande pentolone fuoriusciva un profumo che lei riconobbe “è lo
stesso odore dello spezzatino della mamma” disse. Mentre muoveva i
primi passi con la coda dell'occhio le sembrò di vedere qualcuno,
una bellissima donna, dai lineamenti francesi uscì da dietro un
carro, e dopo di lei un'altra identica, le due indossavano un solo
vestito unito all'altezza dell'ombelico, tre eleganti gambe si
mossero con la delicatezza di un balletto. La piccola si voltò senza
smettere di camminare, quattro occhi gentili la guardarono e due
bocche le sorrisero dolcemente. Dopo cinque o sei passi arrivarono
due uomini, uno sulle spalle dell'altro, indossavano dei calzoni
bianchi aderenti e delle canotte a righe bianche e celesti. La
salutarono, alzando la mano e muovendola lentamente. Mano a mano che
proseguiva altri si mostrarono. Una donna con una lunga barba che
indossava un sontuoso vestito zigano. Un clown dal volto bianco e con
delle piccole lacrime disegnate sotto gli occhi. Un baffuto domatore
con dei pantaloni da cavallerizzo rossi e una giacca dai bottoni
d'oro abbinata ai calzoni. Una bellissima donna dai lunghissimi
capelli neri, che ella stessa teneva attorcigliati in un grande
gomitolo. Un muscoloso uomo in tenuta da tarzan. Ed in fine un
elegante nano accompagnato da un uomo altissimo. Sophie era ormai
giunta alla mensa, l'uomo colossale era proprio davanti al calderone
con lo spezzatino. Il gigante prese un piatto, aprì il coperchio del
pentolone, un enorme nuvola di fumo fuoriuscì dileguandosi in pochi
attimi, il mestolo si caricò di cibo e poi ricadde sulla stoviglia
facendo un rumore metallico. La bambina prese il cibo e si sedette
sulla panca, fu allora che tutti gli altri si mossero verso di lei,
disponendosi in cerchio, osservandola con amore.
Tra tutti solo il gigante si
sedette di fronte a lei “Benvenuta, io sono Everet” disse con
voce profonda.
“Buongiorno.. mi chiamo
Sophie” rispose la bambina sorridendo.
Il gruppo la guardava tra la
curiosità e la riverenza.
“Scusaci, era tanto che non
vedevamo una come te...” molti annuirono rimarcando le sue parole.
“Come me?”.
“Uno spettatore! Neanche
ricordiamo quando abbiamo visto l'ultimo...”esclamò con accento
esteuropeo.
“Perché?” chiese
innocentemente.
“non sappiamo perché, forse
abbiamo perso la magia che avevamo un tempo... forse siamo stati
dimenticati...” alcuni chinarono gli occhi malinconicamente.
“Capisco” poi guardandosi
intorno “ma voi chi siete?”.
Tutti furono sgomento.
“Noi siamo il Circo”
spiegò il gigante alzandosi “noi siamo lo spettacolo antico...
siamo la magia che c'è nell'uomo... noi siamo i sogni che divengono
realtà!” poi inspirò fortemente ed alzando le braccia al cielo
disse “NOI SIAMO I DORIA”.
Sophie era perplessa, si
guardò intorno, poi sembrò capire “voi siete la televisione!”.
Ognuno cercò negli occhi
dell'altro la risposta a una domanda che accomunava tutti e che solo
una delle due donne siamesi ebbe il coraggio di porre “cosa è la
televisione?”.
“La televisione porta la
magia nelle vostre case!” rispose la bambina citando uno slogan “
questo è quello che dice il signore della pubblicità!”.
Uno dei trapezisti si avvicinò
al gigante, fece alcuni gesti veloci, Everet annuiva poi si voltò
verso la bambina “i trapeziti chiedono cosa fa la televisione?”.
“la televisione fa vedere le
cose, ci sono le storie, ci sono le persone che cantano...”.
Tutti sembrarono capire.
“Quindi è un cantore! Una
persona che canta e racconta storie!”
“Mannò!” esclamò Sophie
che iniziava ad essere stanca di spiegare una cosa tanto ovvia “non
è una persona, è una cosa.. una scatola di plastica con il vetro da
una parte e dentro ci sono le immagini...”.
La compagnia fu di nuovo
disorientata. Tra tutti loro Egate, l'uomo muscoloso, prese un asta
di ferro “ma sa fare questo?” dopodiché la piegò su sé stessa.
“E questo lo sa fare?”
chiese il clown gonfiando un palloncino e trasformandolo in un
cagnolino.
Dopo di loro altri mostrarono
le loro abilità, le due donne fecero alcuni passi di danza
leggiadre, i trapezisti si cimentarono in alcune acrobazie.
Sophie applaudiva entusiasta.
Quando il piccolo spettacolo terminò Everet le chiese “la
televisione sa fare queste cose?”.
La bambina rispose di no con
la testa. Uno dei trapezisti corse allegro verso la donna barbuta,
dopo averle detto qualcosa con il linguaggio dei gesti, la francesina
disse “Emiliano ha ragione! Facciamo uno show per la nostra
spettatrice!”. La proposta fu accolta con generale felicità.
“E' deciso! Sophie, questa
sera i Doria si esibiranno per te!”.
In meno di tre ore il sole era
tramontato ed ognuno era pronto per esibirsi.
Al centro del palco il gigante
vestito in livrea rossa presentò il primo spettacolo “Benvenuti
allo spettacolo del CIRCO DORIA! Dalla Francia le gemelle Marise e
Michelle Delacroix!” con un gesto ampio del braccio destro si
allontanò dal centro della pista. Le due sorelle entrarono
elegantemente, un faro le illuminava lasciando nel buio tutto il
resto, dopo alcuni passi di danza eseguirono alcune coreografie
snodabili, i loro corpi flessibili e delicati si piegavano e si
attorcigliavano lentamente. Dopo di loro vennero presentati Fernando
il domatore, con i due leoni e l'elefante. Seguì Friedrich il clown,
che creò nuovi animali con i palloncini ed eseguì alcune gag
divertenti. Poi fu il turno di Egate che piegò aste di ferro, ruppe
catene e sollevò oggetti pesanti. In fine arrivarono i trapezisti,
che si lanciarono in pericolose acrobazie volanti.
Sophie rise, si commosse, si
emozionò come non le era mai capitato prima.
Quando lo show si concluse la
bambina applaudì e tutti tornarono sul palco per inchinarsi in un
commosso saluto finale. Sophie era così felice con loro, così tanto
da decidere di fermarsi.
I giorni passarono, ogni sera
c'era uno spettacolo, ogni sera era più bello di quello precedente.
Ma più il tempo passava e più Sophie sentiva la mancanza dei suoi
genitori.
Una mattina mentre aiutava
Marise e Michelle a scegliere cosa indossare sentì una voce lontana.
“Sophie!! Sophie dove
sei?!?” insieme a quella voce che lei riconobbe come quella di sua
madre sentì dei cani abbaiare. La bambina uscì correndo dalla
carovana “è la mamma! È la mamma che mi sta cercando!” gridò
ansimando. Le due sorelle la guardarono malinconiche, sapevano che il
momento di separarsi era vicino. In poco tempo tutti interruppero le
proprie attività, e si avvicinarono alla bambina, ognuno di loro
aveva sentito quella voce chiamarla.
Lei si voltò a guardarli
“devo andare... mamma e papà saranno preoccupati...” tutti la
guardarono tristi, Sophie capì che fare ritorno a casa significava
non poter rivedere il circo. “se me ne vado non potrò tornare,
vero?”. Everet si fece spazio tra gli altri “Si, non potrai più
venire... questo sarà un addio...”. Delle lacrime le scesero sul
viso.
“Ma... ma non è giusto!...”
“Non è una questione di
giusto o sbagliato...” disse asciugandole gli occhi “sei stata
per noi il segno che c’è la speranza …”
Tutti in fila la guardarono
andare via, Everet l'accompagnò per alcuni passi, poi si fermò, si
chinò a terra e le strinse la mano “Non ti dimenticheremo...”.
“Non importa se diventerò
grande, non vi dimenticherò …”ripose sorridendo poi proseguì da
sola.
Improvvisamente Marise e
Michelle urlarono “No, non te ne andare!”.
Ma la bambina era troppo
lontana per sentirle.
Pian piano il paesaggio brullo
divenne una foresta, Sophie continuò a camminare, quando incontrò
lo stesso albero che aveva incontrato mesi prima, aprì la porticina.
Oltre l’apertura si udiva la voce dei suoi genitori che la
chiamavano, si voltò e vide in lontananza il circo, si asciugò gli
occhi umidi poi attraversò la porta.
Nessuno ha più incontrato il
Circo Doria. Qualche bambino racconta di aver visto un albero diverso
dagli altri, ma nessuno ha tentato di trovare la porta con la
maniglia d’argento, tutti sono tornati a casa a guardare la
televisione.
I bambini desiderano ancora la
magia, ma la cercano in un programma tv, nelle loro case, suoi loro
divani, dimenticando che la magia è fuori, nei boschi, negli alberi,
nelle persone.
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