Degli
orsi e degli uomini
Per gli orsi l'inverno
era il tempo delle lunghe dormite. Ma, quell'anno, tutto sarebbe stato
diverso. L'estate era stata molto calda e gli orsi avevano
faticosamente trovato le provviste per l'inverno.
Ogni anno quando ad ottobre la
temperatura inizia a scendere, i dodici orsi rossi delle montagne
abruzzesi, si rifugiarono al centro della vecchia foresta. La
foresta, che oggi fa parte del parco nazionale, all'epoca in cui è
ambientato questo racconto, era una distesa di alberi e terre
incolte, e ogni uomo o donna evitava di entrarci; per questo gli orsi
si sentivano al sicuro.
Il dieci di ottobre
mentre tutti e dodici gli orsi dormivano profondamente un rombo riecheggiò nella vallata, svegliandoli bruscamente. Il rumore era partito da un
fucile, ma gli orsi non avevano mai sentito il rumore che fa la polvere da sparo quando eietta un proiettile. Era come un tuono, ma più stridulo, più freddo. Uscirono tutti per capire cosa fosse. Fermi e in silenzio
tesero le orecchie al cielo e subito ne sentirono un altro.
Alcuni di loro scattarono in dietro, verso le loro tane. Altri rimasero con le orecchie tese, e le zampe ben piantate nella neve. Ma vi fù solo silenzio e dopo un'ora tornarono tutti a dormire.
L'indomani un nuovo sparo irruppe nella foresta. Alcuni corvi si librarono. I corvi con alcuni battiti d'ali possono allontanarsi da ogni problema. Lanciando urla rauche che si perdono nel vuoto. Ma, gli orsi, loro non possono volare via, e diciamocelo, loro non vogliono andare via. Così i dodici orsi ormai svegli, si misero in cerchio.
Dopo una lunga riunione
decisero che due di loro sarebbero dovuti uscire a scoprire cosa
fossero quei rumori. Tra tutti vennero scelti il più piccolo e il
più grande di loro. Il più piccolo sarebbe dovuto scendere a valle
mentre il più grande salire a monte.
Dopo un giorno di ricerche
l'orso più piccolo giunse a valle, e tra gli alti aceri vide un uomo
vestito di verde. L'uomo teneva tra le mani quello che l'orso definì come " un tronco di legno rilucente". L'uomo camminava
lentamente affondando i piedi nella neve, fino alle ginocchia. L'orso lo guardò inclinando la testa, benché sapesse che cosa fosse, era la prima volta
che vedeva un animale di quella specie.
"Che strano
animale, ha perso quasi tutto il pelo deve essere malato!" pensò tra sé e sé. Iniziò a seguirlo.
Nel frattempo anche il grande orso trovò un uomano ma questo era vestito di marrone a chiazze " Che buffo animale, si copre di foglie!" pensò e lo seguì.
Il giorno dopo all'alba i
due uomini fecero colazione, mangiarono un pezzo di carne secca e si
rimisero in viaggio. Camminavano lentamente e sempre con il fucile
tra le mani, continuavano a guardarsi intorno. Gli orsi, che come
tutti gli animali sentono la paura, sentivano che i due uomini
avevano terribilmente paura di qualcosa. Ma non capivano perchè, poiché gli esseri più spaventosi nella foresta erano proprio loro!
Mentre l'uomo a valle saliva
quello a monte scendeva. I due orsi conoscevano bene la montagna e sapevano che ogni ora che
passava i due uomini si avvicinavano sempre di più alla tana dove
riposavano gli altri dieci orsi. Ma cosa avrebbero dovuto fare, cosa era giusto fare? Spaventarli, farli scappare o ucciderli. Quando la necessità di proteggere il proprio territorio diventava un motivo giustificabile per uccidere un'altro animale?
Nel tardo pomeriggio del terzo
giorno i due uomini erano ad un solo chilometro dalla tana e l'orso più grande corse ad avvertire i loro compagni. Le sue zampe affondavano nella neve che scrocchiava comprimendosi a sbriciolandosi. Iniziò a nevicare ed in breve
tutto fu ricoperto. A terra la neve brillava e le
divise dei due uomini risaltavano.
L'uomo seguito dall'orso piccolo, si immobilizzò, i suoi occhi iniziarono a muoversi freneticamente, le sue mani strinsero il fucile, la pelle dei suoi guanti stridette a contatto con l'accaio. Aveva visto qualcosa, e ben presto l'orso vide la stessa cosa. A pochi metri di distanza c'era un altro umano, magro, ingobbito con la barba ruvida.
Anche lui lo vide. Si guardarono senza muoversi per un tempo che sembrò infinito, alcuni fiocchi iniziarono a cadere dal cielo. L'orso più grande tornato indietro, li trovò ancora fermi, a guardarsi. Tremavano irrigiditi e contratti. Una zampa affondandosi nella neve puà fare un rumore assordante se c'è silenzio. I due uomini vibrarono all'unisono imbracciando il fucile. Come se il fucile fosse l'estenzione dei loro muscoli. Tremavano le braccia, vibrava il fucile.
Lo videro, era un orso. Per un momento non sapevano più quale fosse il pericolo maggiore. Per un momento loro erano alleati e l'orso era il nemico. E' proprio vero che ci si allea con chi è diverso solo quando si deve combattere qualcosa di maggiormente diverso, questo è estremamente umano.
Un rombo. L'orso fuggì. Rimasero di nuovo da soli. Riscoprirono le loro diversità e nulla sembrò essere cambiato. Anche questo è terribilmente umano.
Le armi erano pronte, loro erano pronti. Alcune urla, senza senso ma piene di odio. Due colpi all'unisono. Come antichi alberi ormai atrofizzati crollarono a terra. Le gambe scomposte, la neve un tempo pura era ormai macchiata. Rosso su bianco come un ombra si espande, poi la terra assorbe tutto senza dire nulla.
L'orso piccolo tornò alla tana. Fù facile raccontare gli avvenimenti, fù impossibile spiegare le azioni. Poi tornarono tutti a dormire, tranquilli.
La terrà inghiottì i resti e alla fine dell'inverno fù come se fosse stato tutto parte di un sogno.
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